Il testo della lettera che il Presidente del Consiglio, Conte, avrebbe dovuto indirizzare ai vertici della UE se fosse stato davvero l’avvocato del popolo.

Roma 20 Giugno 2019:

Siamo all’inizio di una nuova legislatura europea che non possiamo definire una preziosa occasione data la natura tirannica e antidemocratica delle sue principali istituzioni non legittimate dal consenso popolare e che il nostro popolo alle ultime elezioni ha dimostrato di non riconoscere. Ci siamo resi conto dell’inutilità di continuare a lavorare al rinnovamento delle regole comuni perché un’Europa basta sulla concorrenza annulla completamente il senso di comunità privando gli stati di quegli strumenti che possano soddisfare i bisogni dei cittadini. L’Italia vuole cogliere questa opportunità di cambiamento. Liberandosi di voi.
Come emerso da una serie di documenti desegretati venuti alla luce negli ultimi 22 anni, Il processo di integrazione, nato nei primi decenni successivi alla seconda guerra mondiale ha rappresentato un vero e proprio golpe finanziario ad opera delle oligarchie americane, del dipartimento di Stato e della Cia come riportato anche dal britannico Telegraph contando sulla resa o presumibilmente sulla complicità dei nostri politici poi definiti padri fondatori ma in realtà esecutori materiali della distruzione  delle nostre democrazie avanzate per nome e per conto di un Cartello finanziario internazionale le cui responsabilità oggi, per quanto censurate dal mainstream sono documentate in atti ufficiali. Prove incontrovertibili di un attacco contro i popoli europei che moltiplicano gli interrogativi e le perplessità sul futuro dell’Unione europea, alla luce del fatto che proprio l’attuale congiuntura storica dovrebbe suggerire maggiore unità e più condivise strategie per consentire agli Stati membri di sostenere il peso della competizione globale liberandosi dalle catene della gabbia europea.

Lo scenario geostrategico appare mutato. L’avanzamento tecnologico pone questioni non ancora esplorate, che rischiano di porre in discussione gli stessi fondamenti antropologici. Si prospettano nuove traiettorie demografiche. Ed il rischio che il piano del Cartello finanziario che vorrebbe favorire l’invasione dei nostri territori al fine di causare l’abbassamento del costo del lavoro fomentando guerre tra i nostri vicini come dimostrato dai recentissimi documenti sulla guerra in Libia voluta dalla Francia con il supporto americano per destabilizzare il nostro paese. Tutto questo è suscettibile di indirizzare il continente europeo verso una stagnazione secolare.

I nostri popoli ci richiamano alla responsabilità, ricordandoci che la politica, se asservita alle ragioni dell’economia e, in particolare, ad un vero e proprio cartello finanziario e se orientata esclusivamente a contenere i debiti sovrani di fatto inestinguibili, perché figli della secolare truffa sulla proprietà della moneta sottratta ai cittadini, abdica alla propria missione e perde la propria legittimazione.
La società civile mostra crescenti segnali di risveglio delle coscienze, dinanzi ai quali non possiamo rimanere indifferenti; questa insofferenza ha le sue origini nelle politiche di austerità applicate nell’ultimo decennio al fine di rendere i popoli accondiscendenti alle totali cessioni di sovranità.

In questo momento è urgente affrontare con lucidità e spirito critico i limiti strutturali del golpe europeo. Dobbiamo coraggiosamente riconsiderare ciò che fino ad oggi è stato acriticamente accettato e subìto, al fine di evitare che l’operato delle Istituzioni europee raggiunga il fine di degenerare in instabilità sociale, con ripercussioni negative sulla tenuta politica dell’intero continente.

Una vera comunità integrata e solidale non avrebbe potuto accettare, ad esempio, livelli di disoccupazione che si mantengono al di sopra di soglie molto elevate come avete imposto nei vostri trattati per assicurarvi la stabilità dei prezzi. È uno scenario che coinvolge milioni di persone, che avete condannato a rimanere prive di un futuro, destinate all’emarginazione e alla perdita di competenze professionali, trattate come vittime sacrificali sull’altare della finanza speculativa. Non ritengo possa essere accettabile neanche una disoccupazione fisiologica e di breve periodo, perché la nostra Costituzione ci parla di una Repubblica fondata sul lavoro mentre voi ci costringete addirittura ad accettare una disoccupazione strutturale, che danneggia gli Stati e comporta la desertificazione di interi territori.
La nuova legislatura europea ci spinge ad assumere, con coraggio e visione, decisioni fondamentali per la liberazione del nostro paese. L’attuale generazione di leader europei sarà ricordata per come avrà interpretato questo tempo di crisi, se si sarà limitata a genuflettersi al Cartello finanziario, accompagnando le nostre società verso questo inesorabile declino, o se avrà avuto il coraggio di invertire questo processo, offrendo alle donne e agli uomini che abitano il Continente, soprattutto alle giovani generazioni, la libertà dai quei tiranni che pur rappresentando lo 0,1% della popolazione mondiale ne possiede oltre il 70% delle ricchezze. Dobbiamo dare la certezza di un autentico cambiamento perché è questo l’appellativo che abbiamo dato al nostro Governo dopo le tanto rimandate elezioni democratiche (parola che voi disprezzate) del 4 marzo del 2018 unito alla speranza di un nuovo, possibile riscatto.

Per questo, ritengo che sia nostro dovere aprire, adesso, senza ulteriore indugio, una “fase di ritorno alla nostra Costituzione” quella che nei report delle vostre organizzazioni scrivete che andrebbe stracciata. Dobbiamo ridisegnare le regole di governo delle nostre società e delle nostre economie, in linea con i principi costituzionali propri di una democrazia (quella che sempre nelle vostre organizzazioni scrivete che non è sempre applicabile) perché un ostacolo ai vostri obiettivi di dominio. Dobbiamo riconsiderare modelli di sviluppo e di crescita che voi eravate ben consapevoli che avrebbero portato alle crisi economiche funzionali ai vostri interessi, e che ci lasciano oggi società impoverite, attraversate da sfiducia, delusione e rancore.
Sappiamo bene che l’Unione Europea si troverà presto a dover affrontare nuove crisi finanziarie indotte, perché farete di tutto per ostacolare l’effettivo equilibrio tra stabilità e crescita, tra riduzione e condivisione dei rischi. Sono poli dialettici, ma devono essere valutati insieme, devono essere tra loro adeguatamente bilanciati. Come l’esperienza ha dimostrato, se sono posti in opposizione, se per assicurare la piena realizzazione dei piani del vostro Cartello finanziario si sacrificano i popoli, si rischia di pagare un prezzo molto elevato appena giungerà il risveglio delle coscienze dei cittadini dei singoli Stati membri che si opporranno finalmente ai piani oligarchici del progetto europeo.

L’Italia, in quanto Paese fondatore di quella che gli hanno fatto credere che sarebbe stata una casa comune, avverte la piena responsabilità di liberare i propri cittadini dalla letale morsa della Commissione europea. Anche se di recente, nel dicembre 2018, abbiamo fatto l’ennesimo errore di piegarci dopo un intenso negoziato alle regole vessatorie e criminali previste nel Patto di stabilità e crescita. Adesso l’Italia viene nuovamente sollecitata a dare conto del rispetto di queste regole. Ma questa volta dice BASTA.

Intendiamo sottrarci con determinazione a tali vincoli, non intendiamo reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che non ci appartengono, frutto di Trattati che il nostro popolo ripudia e per la firma dei quali è sempre stato tenuto in disparte o disinformato.

E con la medesima determinazione, avvertiamo l’urgenza e la necessità di stimolare una lotta per la liberazione che miri a definire lo scioglimento dell’Eurozona che si è dimostrata adeguata ad assolvere a quei compiti per i quali era stata pensata ossia la distruzione degli Stati, delle democrazie e l’assoggettamento dei suoi popoli. È necessaria un’autentica conversione, delle regole euro-tiranniche per pervenire a un sistema integrato di governo sovrano che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli.
Il Governo italiano, secondo gli indirizzi condivisi dalle forze politiche di maggioranza, non intende proseguire nel dialogo con le Istituzioni europee che non hanno alcuna legittimazione. Con lealtà e consapevolezza, esporremo le nostre ragioni al popolo, che – ne sono convinto – contribuirà, ascoltando senza pregiudizi, a liberarci per sempre da questa tirannia e dalle decisioni di un Consiglio che oggi addirittura vorrebbe aprire una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro paese che dà all’Europa da sempre più di quanto riceve e da oltre 25 anni è purtroppo sempre in avanzo primario proprio per eseguire i vostri diktat.

Sono pentito di aver previsto un quadro di finanza pubblica dell’Italia coerente con il rispetto, per il 2019, delle assurde regole del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita. Mi rendo conto di come, sulla base delle più recenti informazioni, sia dannoso prevedere, per l’anno in corso, un saldo di bilancio sensibilmente migliore rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione e dallo stesso Governo italiano nel Programma di stabilità perché vorrebbe dire continuare a drenare soldi dai cittadini.

Questo risultato che abbiamo recentemente annunciato non verrà quindi conseguito, ed è evidente che il quadro macroeconomico si sia rapidamente deteriorato rispetto quanto era prevedibile alla fine del 2018 a causa proprio del perdurare delle politiche di austerity. Nelle competenti sedi tecniche forniremo i riscontri documentali necessari ad ufficializzare questa nostra decisione aggiornata in nome e per conto del popolo italiano. Mi limito qui ad anticipare che le nostre previsioni per le entrate e le uscite di bilancio saranno ispirate unicamente dai principi costituzionali e dal bene comune. Constatiamo con soddisfazione che, grazie alle misure che adotteremo per accrescere la fedeltà degli italiani, le entrate dalle tasse saranno minori del previsto. Parimenti registreremo, per le spese, una dinamica molto più espansiva di quella originariamente prevista. Perché il nostro obiettivo è mettere i soldi nelle tasche degli italiani e non sottrarli come ci avete sempre obbligato a fare voi.

Per il 2020, il Governo ha ribadito che intende infischiarsene del conseguimento dei miglioramenti di qualche zero virgola di punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. Ma di occuparsi esclusivamente di migliorare la vita dei propri cittadini al contrario di quanto imposto dal Programma di stabilità che prevede, invece, un aumento delle imposte indirette che sarebbe dovuto entrare in vigore nel gennaio 2020.

Il Parlamento ha invitato il Governo, in primo luogo, ad abbassare l’imposta sul reddito delle persone fisiche a dispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo, per il periodo 2020-2022, definiti nel Programma di stabilità. In secondo luogo, lo ha invitato a evitare gli aumenti delle imposte indirette per il 2020, perché non c’è alcuna necessità di individuare misure per garantire il miglioramento strutturale. Di conseguenza, in vista dell’approvazione del Documento programmatico di bilancio per il 2020 e alla luce delle più aggiornate previsioni macroeconomiche, il Governo, anche nel rispetto delle indicazioni poste dal Parlamento, sta elaborando un programma espansivo della spesa corrente.
Consapevole che non esiste alcun rischio derivante da un debito elevato se esso è espresso in moneta sovrana alla luce del fatto che nessun debito pubblico al mondo sia mai stato estinto, l’Italia ha intrapreso questo percorso per favorire l’aumento dell’altro denominatore, quello che conta davvero, ossia l’aumento del PIL, adottando una politica di bilancio finalizzata a coniugare il sostegno alla crescita con la riduzione del costo del debito, che sottratto dalle mani del Cartello finanziario internazionale ci farà risparmiare da subito quasi il 3,6 per cento del PIL.

La credibilità di questa strategia risiede, primariamente, nella consapevolezza della sua utilità a realizzare gli interessi dei cittadini italiani. Siamo peraltro consapevoli che questa strategia tornerà utile per la stabilità di tutti gli altri popoli europei. L’equilibrio dei conti pubblici che è stato un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea ha creato solo crisi, povertà e drammi sociali quindi non sarà più il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non costituirà più il parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale.
Come dimostra il caso della Grecia, che avete distrutto e poi comprato a prezzi di saldo, sfruttando proprio la scelta di limitare l’azione di governance all’esclusivo e rigoroso rispetto delle regole di bilancio, senza tenere conto dell’impatto sociale che tali determinazioni possono produrre sui cittadini degli Stati membri e che si è rivelata drammaticamente controproducente per il popolo greco ma conveniente per voi, alimentando rancore e contribuendo, in misura significativa, a smascherare gli obiettivi di conquista del nostro Continente da parte delle Istituzioni europee a cui è destinata la seguente missiva.

La nuova “fase costituente” che ho auspicato, al contrario, dovrà porre nuovamente al centro il benessere economico e sociale dei cittadini europei. Sicurezza sociale e creazione di lavoro, unite alla previsione di un’assicurazione contro la disoccupazione e a un salario minimo garantito, costituiscono le prime, concrete sfide della stagione che si apre, altro che avvio della nuova legislatura europea.
Peraltro, l’ossessione dei conti in ordine spinge alcuni Paesi a una accentuata concorrenza fiscale, che, come la stessa Commissione ha di recente riconosciuto, mina la capacità degli altri Stati di conseguire sane politiche di bilancio. Ma è proprio quello che voi auspicate.

In questa prospettiva, l’Italia è tra i Paesi più fortemente danneggiati: lo sforzo nel ridurre il proprio debito risulta compromesso nella misura in cui altri partner europei, ai quali dovrebbero legarci vincoli di solidarietà, si adoperano per attrarre base fiscale. Purtroppo è amaro costatare che l’uso spregiudicato del ruling, dei patent boxes, del treaty shopping costituiscono, ormai, pratiche diffuse tra alcuni Stati membri dell’Unione.

Non solo. L’Italia, con la sua forte specializzazione per la manifattura, è danneggiata negli sforzi compiuti per crescere a un ritmo più sostenuto che possa garantire un rapido declino del suo debito, se le politiche macroeconomiche di alcuni grandi partner sono prevalentemente dirette a conseguire ampi surplus di parte corrente e di bilancio, piuttosto che ad attivare politiche di investimento, di innovazione, di protezione sociale e di tutela ambientale. L’Italia e l’Europa sono tanto più danneggiate se questi surplus istigano reazioni protezionistiche da parte dei nostri più importanti partner commerciali.

Le regole europee, mentre si mostrano estremamente rigorose nel censurare politiche nazionali espansive potenzialmente suscettibili di incidere sulla dimensione del debito sovrano, non sanzionano con analogo rigore questi comportamenti, che certamente non sono meno destabilizzanti per il benessere dei cittadini europei di quanto non lo sia un elevato debito pubblico.

L’interpretazione sin qui prevalsa delle regole europee ha finito per penalizzare costantemente gli sforzi compiuti dall’Italia nel perseguire politiche mirate alla crescita economica e allo sviluppo sociale, in un quadro responsabile di equilibrio finanziario. All’interno di un sistema integrato quale ci avete illuso che fosse quello europeo, non v’è effettiva “égalité des armes” sul piano della crescita e della competitività, se alcuni Stati membri si affidano a politiche fiscali e commerciali ai limiti delle unfair practices e del dumping fiscale e sociale.

L’Italia ha fatto l’errore di non sottrarsi mai ai propri obblighi, mossa dall’inganno dell’esistenza di una casa comune europea, della quale si riteneva Paese fondatore. Né ha mai abdicato ai suoi doveri di solidarietà che pensava fossero destinati ad altri popoli europei e non a fondi salva banche per preservare gli interessi del cartello finanziario che speculava sulle crisi economiche come testimoniano i significativi apporti netti al bilancio comunitario e i contributi ai vari programmi di sostegno alle banche di altri Stati membri che versano in condizioni di maggiore difficoltà.

Il nostro Paese ha inoltre fatto l’errore di mantenere un saldo primario largamente in attivo per oltre venti anni di seguito, ad eccezione del 2009, e superiore a quello della media dell’Eurozona. Questo significa che, al netto della spesa per interessi, l’Italia è stata tra i Paesi più virtuosi dell’Unione europea e per farlo ha dovuto perseverare nell’errore di spendere meno di quanto ricava dalle entrate. Perseverando quindi su ricette economiche che hanno vanificato il lavoro degli italiani e ridotto i loro risparmi con uno sforzo fiscale che è risultato controproducente per tutti.

Mi appare quindi ridicolo esporre l’Italia, a distanza di pochi mesi dalla conclusione di un negoziato molto impegnativo, al rischio di una nuova procedura di infrazione per violazione della regola del debito, e questo dimostra la vostra volontà di fermare ogni processo di crescita e di cambiamento del nostro paese inviso alla vostra Commissione.

Non avete prestato attenzione neanche alle stime dell’output gap, presentate dall’Italia nel suo rapporto sui fattori rilevanti, le quali sono molto distanti da quelle della Commissione, ma sono, al contrario, prossime a quelle presentate da altre istituzioni criminali coma la vostra come il Fondo Monetario Internazionale e l’OCSE.

L’Italia, nell’interesse dei suoi cittadini e degli altri cittadini europei, non adotterà più una politica di bilancio attenta ai vostri diktat nella consapevolezza che occorre con urgenza dotarsi di un sistema di regole più idoneo a garantire ai cittadini europei pace sociale e crescita sostenibile.
Per questo, sottoporrò all’attenzione degli interlocutori europei alcune proposte specifiche e concrete di uscita dei paesi del Sud Europa dall’Eurozona.

In primo luogo, ritengo utile prevedere una fiscal stance, volta a sostenere la domanda interna e a ridurre gli squilibri macroeconomici.
In secondo luogo, occorre strutturare un bilancio più ambizioso in termini di risorse e di obiettivi, tra i quali inserire la stabilizzazione ciclica, la crescita di lungo termine e la convergenza tra i Paesi. La somma di 17 miliardi di euro appare decisamente insufficiente.
Inoltre, reputo urgente introdurre un sistema efficace di minibot, perché la storia ci ha insegnato che un’unione monetaria con aree valutarie non ottimali non è sostenibile nel lungo periodo. In vista del crollo inevitabile della moneta unica, si può partire con uno schema transitorio, che non preveda la moneta debito ed il trasferimento di risorse tra i paesi.

Altrettanto inattuabile, a mio avviso, è la realizzazione un’unione bancaria, che vi permetta di bypassare le regole nazionali e trasferire ai cittadini i rischi bancari, inclusi quelli legati ai derivati di cui avete drogato le vostre banche per usarli come armi finanziarie di distruzione di massa e far morire di overdose gli istituti di credito o i paesi che di volta in volta volete eliminare.

Sappiamo che i membri più ricchi richiedono ai membri più in difficoltà crescenti assicurazioni contro i rischi. Queste assurde richieste finiscono per aumentare, anziché diminuire, la pressione dei mercati, esponendo i Paesi a pressioni finanziarie indipendenti dai loro fondamentali economici.
Infine, occorre che vi facciate carico della gestione delle crisi bancarie da voi causate.

Su questi temi l’Italia è pronta a fare la propria parte, per costruire finalmente una nuova Europa degli stati sovrani l’unica che può essere più vicina ai cittadini, più forte, più solidale, più giusta con la consapevolezza che questa Europa vada formata e non riformata.
Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Perché non è mai esistito alcun progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: Questa Europa è nata per essere l’incubo dei popoli, l’incubo delle democrazie, l’incubo degli stati ed il sogno esclusivo delle oligarchie finanziarie che l’hanno concepita, finanziata e creata.

Non intendiamo alimentare ulteriormente questo progetto criminale con nuova linfa. L’attuale Unione Europea non può riformare sé stessa, oggi lo capirebbe anche chi non è dotato di intelligenza e spirito di autocritica ma è destinata ad un veloce e irreversibile declino. Bisogna lavorare su quelle macerie per creare insieme ai popoli una vera prospettiva di pace, democrazia e benessere.

Francesco Amodeo (per Giuseppe Conte)

#Cambiando poche parole potrebbe cambiare il corso della storia

Commenti

  1. maria celauro

    Sono una settantenne delusa e amareggiata perchè credevo che con salvini le cose sarebbero cambiate!
    Hanno calato le braghe e ci consegnano ulteriormente a questa ue mangia popoli.
    La mia disperazione è per i giovani che sono senza futuro o costretti all’esodo.
    Cosa possiamo fare per cambiare le cose?

  2. Nuccia

    La libertà non è una cosa scontata e volte bisognerebbe difenderla anche con il sangue… se occorre. ! I popoli anche con ragione…. prima di mettere in pericolo la loro vita le provano tutte ma…..la storia insegna , mai schiacciarlo troppo… metterlo in un angolo …essere troppo feroci e beh…potrebbe riservare delle brutte sorprese…brutte per gli oppressori naturalmente…!!

  3. renzo

    Due cose sono infinite, una è l’universo la seconda è la stupidità degli italiani onesti.
    E’ diffficilissimo cambiare la stupidita’ perche’ non gli interessa.
    Sanno solo piangere.

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