Crisi di Governo: Ecco l’inchiesta che ne svela le cause e i mandanti.

In questo articolo proveremo a chiarire una volta per tutte da dove è partita l’attuale crisi di Governo. E perché Salvini ha staccato la spina.

Non spetterà a me esprimere un giudizio. Io elencherò una serie di eventi che i media mainstream non hanno raccontato, poi ognuno si farà la propria idea.

Alla fine tireremo le somme smontando una ad una le 3 principali bufale che ruotano intorno a queste ipotesi e soprattutto alle sue imminenti conseguenze. Bufale riprese, purtroppo, non solo dai pennivendoli, ma anche da tanti colleghi del web che si occupano di contro informazione.

Procediamo per gradi. Tutto quello che vi racconterò troverà riscontro documentale nei link in allegato. Quello che non vi posso dimostrare non ve lo racconterò. E’ questo il mio modo di operare.

Iniziamo con la cronologia di eventi all’interno di un contesto di guerra geopolitica più che commerciale tra USA e CINA.

Nel Novembre 2018 Di Maio vola in Cina dopo esserci già stato a settembre 2018. Nasce al MISE la “Task Force Cina”. Un completo programma di cooperazione esclusivo tra i due paesi.

https://www.mise.gov.it/index.php/it/194-comunicati-stampa/2038553-il-mise-lancia-la-task-force-cina

Il 21 Marzo 2019 arriva il Presidente cinese a Roma. Viene firmato il Memorandum per la via della seta. Le intese vengono siglate il 23 Marzo a Villa Madama dal Presidente cinese Xi Jinping, accompagnato dai suoi Ministri e dal Premier Giuseppe Conte. Per il Governo italiano era presente anche il Vicepremier Luigi Di Maio, tra i più entusiasti sostenitori di questo Memorandum, mentre il leader leghista Matteo Salvini sceglie di non partecipare e se ne va al forum di Confcommercio.

L’Italia è il primo Paese del G7 a firmare un Memorandum con la Cina (chiediamoci come mai siamo stati i primi). Un Memorandum che, contro qualsiasi avvertimento e raccomandazione degli americani, ha visto inserita la parola chiave “telecomunicazioni” fra i settori di cooperazione bilaterale. 

Il Washington Post in un duro articolo fa sapere che: “con la firma dell’accordo, il Governo gialloverde sta rompendo le righe con il Paese più potente dell’Occidente, sfidando gli auspici dell’Amministrazione Trump.”

Dichiarazione durissima. 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/23/via-della-seta-il-presidente-xi-jinping-a-villa-madama-per-la-firma-di-memorandum-e-accordi-commerciali/5057698/

Da quel Memorandum emerge, tra l’altro, che la Cassa Depositi e Prestiti sarà autorizzata ad emettere Panda Bond ossia titoli denominati in moneta cinese e destinati ad investitori istituzionali cinesi. Altro punto che non avrà fatto piacere agli americani.

Che cosa accade allora ?

Facciamo un passo indietro: prima che quel Memorandum venisse firmato in Italia, Giorgetti era stato convocato negli Usa dall’Amministrazione Trump che, con ogni evidenza, voleva spiegazioni e rassicurazioni. In particolare se la leadership di Salvini fosse in grado o meno di mettere un freno alla svolta filo cinese dei suoi alleati, almeno per le questioni che gli americani ritenevano di fondamentale importanza, come la questione del 5G nell’ambito della guerra dell’Amministrazione USA contro Huawei, accusata di usare le sue reti per spionaggio per conto di Pechino.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio si presenta, quindi, come garante del Governo Italiano assicurando che tutto andrà secondo le indicazioni di Washington almeno per quei dossier ritenuti prioritari. Per rassicurare l’Amministrazione americana sul ruolo di Huawei nella gara per il 5G, Giorgetti torna dall’America con il decreto sul rafforzamento del Golden Power. Che di fatto viene considerato un decreto anti Huawei.

https://www.lastampa.it/economia/2019/02/27/news/giorgetti-vola-negli-usa-la-lega-sara-garante-della-stabilita-politica-1.33683993

Il 22 Maggio 2019 Giorgetti è ospite a Milano della Camera di commercio americana in Italia, con l’Ambasciatore italiano a Washington e con l’Ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg. Presenti anche i vertici delle più importanti imprese e partecipate di Stato italiane nel settore della sicurezza, oltre che dei colossi americani del medesimo settore.

In quella occasione Giorgetti per rassicurare ulteriormente i presenti farà per la prima volta allusioni, senza troppi giri di parole, a quello che noi oggi crediamo che sia accaduto improvvisamente ossia la possibilità di un cambio di Governo qualora i Cinquestelle non avessero rispettato certi accordi.

Eisenberg, invece, decide di ribadire a Giorgetti anche in quella sede, i dubbi per le “ambiguità” italiane in campo geopolitico. Riferimento obbligato al Memorandum della Via della Seta: la cui firma ha costituito un grave sbandamento del Governo italiano dal punto di vista diplomatico.

https://www.ilfoglio.it/politica/2019/05/22/news/lidea-del-partito-transtlantico-con-giorgetti-leader-che-piace-agli-usa-256257/

L’ 11 Luglio 2019 finalmente il Consiglio dei Ministri ha approvato quel decreto legge per intensificare la vigilanza sui contratti di Huawei per la banda larga e lo sviluppo delle connessioni 5G. Giorgetti e Salvini tirano un sospiro di sollievo. L’Amministrazione Trump pure.                        Il decreto, però, deve essere convertito in legge.

A fine Luglio 2019 Di Maio viene convocato dall’Ambasciatore americano a Roma. C’era già stato il 3 Luglio con altri membri del Governo tra cui Salvini in occasione delle celebrazioni dell’indipendenza americana. Ma qualche settimana dopo viene convocato da solo per una lunga colazione a porte chiuse (o almeno non credo che sia stata trasmessa in streaming o condivisa sulla piattaforma Rosseau).  

Sembra che Di Maio abbia rassicurato Eisenberg a proposito della recente firma di accordi commerciali con Pechino ribadendo che non si trattava di nuovi accordi, ma della semplice ratifica di intese strette dal precedente Governo. Assicurando che “anche sulla Rete per la nuova tecnologia 5G in Italia, alla quale stanno già lavorando i due colossi cinesi Huawei e Zte, si alzeranno presto le difese del Governo, accelerando l’iter del decreto legge sul Golden Power in Senato.”

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/luigino-si-traveste-yankee-ndash-mentre-prosegue-rsquo-inchiesta-209677.htm

Quando tutto sembra procedere per il verso giusto ecco che cosa accade.

I cinquestelle affossano quel decreto in Senato. Vincenzo Santangelo del Movimento Cinquestelle comunicherà che “non c’è più l’intenzione di accelerare sul decreto Golden Power”. In pratica lo lasceranno scadere raccogliendo quelle che erano state le lamentele di Huawei Italia che aveva definito discriminatorio il decreto.

https://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL8N24I59C

A questo punto è doverosa una riflessione per capire cosa abbia significato quel gesto: un conto è avere posizioni sul Venezuela divergenti da quelle dell’alleato di governo e dell’alleato atlantico. Tanto si tratta di una questione formale ma non vincolante. Non è che sia la decisione dell’Italia o il sostegno politico a Maduro di una parte politica ad incidere sugli assetti in Venezuela. Altra cosa, invece, sono le questioni che riguardano la sicurezza delle reti strategiche dell’Italia che per gli americani riguardano la custodia di informazioni di un Paese Nato che ospita delicate infrastrutture militari e si trova al centro del Mediterraneo.

La questione è talmente seria che il Dipartimento del Commercio Usa inserisce subito in una black list anche Huawei Italia e il suo centro di ricerca a Milano. È il segnale di un’accelerazione dell’Amministrazione Trump contro quelli, come l’Italia, che hanno ignorato i moniti di Washington sulla protezione della rete 5G.

https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/don-rsquo-go-huawei-dipartimento-commercio-stati-uniti-211715.htm

L’Italia, quindi, non solo non ha messo al bando le aziende statali cinesi dalla corsa all’implementazione della banda larga ma la nuova normativa sulla Golden Power – contenuta in un Dl spinto dagli americani – è finito affossato dalle commissioni competenti per l’esame al Senato e dunque non sarà riconvertito in legge nei 60 giorni previsti.

Apriti cielo.

Washington assiste incredula (e incazzata) all’avanzata italiana di Huawei, la multinazionale della telefonia sospettata di spionaggio per i legami col governo di Pechino e messa al bando da Trump.

L’Ambasciatore americano, non convoca formalmente Giorgetti, ma piomba direttamente nel suo ufficio. E potete essere certi che trovarsi in ufficio il rappresentante dell’Amministrazione americana che viene a dirti che non hai rispettato gli accordi presi non debba essere piacevole né semplice da gestire.

Giorgetti, infatti, si sarà trovato a fare i conti con una serie di promesse fatte dai leghisti in America che sono state disattese. E’ lecito pensare che il Sottosegretario, a quel punto, abbia puntato il dito verso i Cinquestelle e che gli americani gli abbiano “consigliato” di sistemare le cose.

Come ? con un completo riassetto del Governo, togliendo i pentastellati dalle posizioni chiave per poter incidere nei rapporti con la Cina. A qualsiasi costo. Il rimpasto voluto da Salvini (con le buone) non è stato però accettato. Ed allora non restava che provare a forzarlo con l’attuale crisi di Governo. Ecco perché Salvini ha staccato la spina.

Donald Trump Xi Jinping, guardano ora con interessi contrapposti a quello che potrebbe accadere nel nostro Paese, diviso tra un accordo tra M5s Partito Democratico e nuove elezioni in autunno che favorirebbero Matteo Salvini. Deve essere chiaro a tutti che l’Italia è chiamata a scegliere, oltre al proprio Governo, la sua linea in campo geopolitico e strategico tra le due superpotenze partendo proprio dai temi definiti prioritari per entrambe su fronti opposti.

A tutto questo andrebbe aggiunta la questione TAP voluta dagli americani ed osteggiata dai pentastellati. Barbara Lezzi dei Cinquestelle, che ora è Ministro per la Coesione territoriale del Governo gialloverde, aveva dichiarato prima del voto che “quando saremo al Governo bloccheremo il Tap in quindici giorni”. 

Poi c’è la questione degli F35, prioritaria per gli americani ma che il Ministro pentastellato Trenta cercava di rallentare. Ricorderete a questo proposito le parole di Di Maio di alcuni anni fa (prima della sua conversione) quando scrisse che: “Oggi si discute in aula la mozione sugli F-35. Il Movimento chiederà la sospensione del progetto che ci costerà almeno 10 miliardi di euro. Dieci miliardi per comprare caccia bombardieri difettosi che non ci servono a nulla.”  

Tutte questioni sulle quali, chi ci guarda da “lontano” ha deciso in passato di soprassedere con la speranza che i pentastellati cambiassero idea.  Ma sulla questione delle reti strategiche e sulla sicurezza non hanno accettato mezze misure.

Salvini, quindi, non ha staccato la spina, in un momento di follia e di impulsività, come molti vorrebbero fare credere ma con la certezza che qualcuno che conta non potrà mai vedere di buon occhio un Governo PD/Cinquestelle. Basti ricordare, infatti, che il terreno per l’adesione alla Nuova Via della Seta era stato preparato proprio dal Pd, con Renzi che aveva ospitato il presidente Xi Jinping nei pressi proprio di un centro di ricerca di Huawei. Quel Renzi che hanno convocato per la prima volta al Bilderberg 2019 proprio per “consigliargli” in caso di crisi di Governo di fare di tutto per evitare il voto. Non solo. Paolo Gentiloni, che lo stesso Gruppo del Cartello finanziario internazionale ospitò, invece, alla Commissione Trilaterale del 2017, è stato il primo premier italiano a presenziare al forum sulla Belt and Road, prima della partecipazione di Conte alla seconda edizione dell’evento organizzato da Pechino.

Poi ricordiamo che c’è Prodi che sta spingendo per questo inciucio di Governo. Proprio lui che è più cinese che europeo (italiano non lo è mai stato) ed è oggi considerato un punto di riferimento dalle massime cariche cinesi tanto che partecipa alle tavole rotonde a porte chiuse con la Chinese Development Bank. Ed oggi si è definitivamente convertito e quando gli interessi della UE si scontrano con quelli della Cina, lui caldeggia gli interessi cinesi. Ecco perché è spuntato subito a favore di un Governo Pd/Cinquestelle e sta provando a ricompattare i suoi attorno a questa scelta.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/prodi-vertici-a-porte-chiuse-in-cina-e-considerato-il-kissinger-europeo/157431/

Ora che abbiamo un quadro completo della situazione proviamo a smontare le principali bufale che girano sull’argomento:

Bufala numero 1: Salvini ha agito di impulso. Non ha calcolato le conseguenze del suo gesto. Ha capito di aver sbagliato. Si è pentito.

I maestri orientali dicono che “l’improvviso ha sempre bisogno di una lunghissima preparazione”. E questa frase descrive perfettamente quanto accaduto.

Bufala numero 2: Salvini non si sarebbe mai aspettato un dialogo tra Cinquestelle e PD per formare una nuova maggioranza.

Una frase che può avere senso solo se letta con gli occhi dei pentastellati sovranisti che formano la base del Movimento, ossia di coloro che hanno vissuto nell’illusione dell’antieuropeismo del Movimento. Ma chiunque la legga con occhi liberi, sa bene che la possibilità di quell’accordo è sempre stata nell’aria. Doveva consumarsi dopo le elezioni del 4 Marzo quando fu proprio una parte del PD ad impedirne la realizzazione. Ma quella miccia si è riaccesa in diverse occasioni. Le ultime sono recentissime e testimoniate da fatto che parte dei voti dei pentastellati siano confluiti per l’elezione di David Sassoli del Pd al Parlamento europeo anche se non sono stati per nulla determinanti se non a favorire la nomina del pentastellato Castaldo come suo Vice. Ma la più clamorosa è stata la decisione di votare con il PD la tedesca Von Der Leyen alla presidenza della Commissione Europea. La più importante di tutte le istituzioni europee. Voi capite che oggi sarebbe meno dannoso votare un Governo italiano con il Pd ma con un sovranista alla Commissione Europea, che invece rendere possibile il contrario.

Anche sull’immigrazione le posizioni di gran parte del Direttorio dei Cinquestelle diventavano sempre più vicine alle posizioni del PD che a quelle dell’alleato di Governo. In pratica l’asse Pd/Cinquestelle era già nato da tempo. Voi pensate davvero che Salvini, alla luce di questi avvenimenti, ritenesse impossibile un avvicinamento tra Pd e Cinquestelle per formare una nuova maggioranza qualora l’alternativa per entrambi fosse stata quella di tornare a casa ?

Terza bufala: Se ci sarà un Governo Pd/Cinquestelle dovrà durare per anni perché il Capo dello Stato chiederà garanzie in questo senso.

Per le ragioni elencate in questo articolo concludiamo dicendo che non ci sarà nessun Governo Pd Cinquestelle destinato a durare anni. Se mai ci dovesse essere (ma non ci sarà). Si tratterebbe di una parentesi breve e irrilevante che avrebbe come unica conseguenza il crollo definitivo dei due neo alleati.

Alcuni giornalisti americani hanno recentemente chiesto al Presidente Trump un suo parere sulla crisi di Governo in Italia: “spero che Salvini e Di Maio si abbraccino e giurino di fare cose molto buone per l’Italia” ha risposto il Presidente, dando quindi il suo benestare ad un possibile rimpasto del Governo giallo-verde ovviamente in chiave atlantista.

L’alternativa a questa soluzione può solo essere il voto.

Salvini l’ha sempre saputo perché nonostante il mojito non ha mai perso la lucidità come qualcuno ha erroneamente pensato.

A riveder le stelle…. e strisce. 

Un saluto a tutti

Francesco Amodeo autore de La Matrix Europea disponibile unicamente sul sito www.francescoamodeo.it

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